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Il mistero dell’opera rubata a Sarre dai nazisti

1970
1945
La Stampa 19 March 2015
Da Elia Gaetano

Un rilievo ligneo venne preso dalla collezione Guichardaz

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la barbarie nazista non risparmiò i beni culturali. I tedeschi, parallelamente alla conquista militare, organizzarono un sistematico saccheggio di opere d’arte, che si rivelò non avere precedenti nella storia: dalla Polonia ai Paesi Bassi, dalla Russia alla Francia, le collezioni dei musei di Stato e le raccolte private degli ebrei furono razziate. Dietro a questo piano si nascondevano diversi interessi: Adolph Hitler desiderava dar vita a Linz, sua città natale, a un museo che portasse il suo nome, il Führermuseum; il feldmaresciallo Hermann Göring amava, invece, atteggiarsi a signore rinascimentale e per questo ornò la sua residenza privata di grandi capolavori; gli ideologi nazionalsocialisti, primo fra tutti Alfred Rosenberg, vollero, da parte loro, che ogni opera d’arte legata da un punto di vista identitario, storico o spirituale alla Germania tornasse nel Reich. 

Le carte dello 007  

Un documento, riemerso dalle carte dell’archivio di Rodolfo Siviero, storico dell’arte e agente segreto, testimonia che una pagina della razzia nazista fu scritta in Valle d’Aosta. In data non meglio precisata dal documento, ma che comunque corrisponde al periodo posteriore all’Armistizio di Cassibile, un rilievo ligneo, databile al XIX, fu trafugato a Sarre da alcuni militari nazisti dall’abitazione della signora Ernestina Guichardaz. Insieme a una sommaria descrizione del manufatto, questi sono gli unici dati forniti dal documento, redatto verosimilmente a seguito della denuncia del furto. 

 L’ingordigia tedesca  

L’opera non era di particolare valore, non era né firmata né attribuita a un artista, inoltre, si presume che la signora Ernestina Guichardaz non fosse ebrea, quindi come spiegare il perché i militari tedeschi si appropriano del manufatto? La ragione di questo furto è spiegata da un’iscrizione in tedesco presente sulla scultura: «Wir wollen sein ein einig volk von brüdern», traducibile in «Vogliamo essere un popolo di soli fratelli». Si presume che la frase abbia indotto i militari ad appropriarsi della scultura, in virtù dell’obiettivo di riportare nel Reich tutte le opere connesse con la Germania. Ciò che i militari tedeschi ignoravano è che quell’iscrizione aveva ben poco a che vedere con il volk germanico, in quanto essa è l’incipit del Guglielmo Tell di Friedrich Schieller, dramma che racconta le gesta del leggendario fondatore della Svizzera. Peraltro, la scultura rappresenta tre uomini nell’atto di compiere un giuramento: si tratta del «Sermone di Grütli», il mito fondatore della Svizzera, gesto che sancisce l’alleanza tra i tre cantoni, avvenuto, si dice, verso il 1300. Si tratta di un’iconografia che trovò fortuna tra XVIII e XIX secolo, anche il pittore svizzero Johann Heinrich Füssli le dedicò un dipinto. È ironico notare come anche un furto d’arte richieda conoscenza, tuttavia dietro il disegno di saccheggio nazista non vi era sete di sapere, solo violenza e ingordigia. 

L’opera risulta tuttora dispersa e figura pertanto, insieme a una fotografia che la ritrae, nell’inventario delle opere rubate del Nucleo Tutela Beni Culturali dei Carabinieri: possiamo solo dedurre che la fotografia sia stata consegnata dalla famiglia Guichardaz al momento della denuncia ma null’altro si può aggiungere a quanto già detto. Cionondimeno, sono ancora molti gli interrogativi riguardanti questo furto e sarebbe interessante se qualcuno che conoscesse ulteriori informazioni le condividesse, pur nella consapevolezza che sono trascorsi ormai 72 anni da quei giorni. 


II ricercatore: ELIA GAETANO, 25 anni, e’ di aosta e vive a Grenoble. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali a torino e laureando in Storia dell’arte alla statale di Milano. Sta scrivendo una tesi sulle rapine di opere d’arte subite dagli ebrei in europa e in italia da parte dei nazisti

http://www.lastampa.it/2015/03/19/edizioni/aosta/il-mistero-dellopera-rubata-a-sarre-dai-nazisti-YRHStGXdcSc2rgqSsUcO9N/pagina.html
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