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Rodolfo Siviero, la spia fascista che la cultura ha deciso di dimenticare

1970
1945
Il Giornale 1 August 2016
Michele Ardengo

Senza la sua azione investigativa ostinata e spregiudicata oggi l'Italia sarebbe priva di un pezzo rilevante di storia identitaria



Rodolfo Siviero è stato il più esperto cacciatore di opere d'arte e beni culturali. Un "monument man" italiano di straordinaria abilità, cui si deve il recupero di centinaia di capolavori depredati dai nazisti in Italia dal 1938 al 1945 e dispersi o trafugati dal dopoguerra alla sua morte, nel 1983.

Ma pochi conoscono la storia di Siviero, malgrado abbia poi ricoperto la carica di ministro plenipotenziario e sia stato protagonista di rocamboleschi recuperi, puntualmente riportati dalle cronache italiane.

La sua figura sembra, infatti, aver subito uno strano offuscamento post mortem, anche a causa di un'esistenza condotta all'insegna della segretezza, oltre che di una pervicace ostilità verso ogni appartenenza politica, aspetto che gli ha procurato scarse simpatie trasversali.

Non a caso Rodolfo Siviero nasce come spia. Dal 1937 alla fine del '38 il giovane toscano, allora intenzionato a fare il giornalista e sostenuto da diverse personalità del regime fascista, è inviato dal SIM in missione segreta in Germania. A far cosa? Tuttora, rileva Francesca Bottari sul portale dell'Intelligence italiana, appare impossibile ricostruirne con precisione l'incarico; la sua stessa testimonianza, raccolta in alcuni diari e poi tramandata nella scarsa bibliografia, appare vaga e contraddittoria. Forse anche in ragione del fatto che, una volta tornato in Italia, la sua adesione giovanile al fascismo si esaurisce, fino a condurlo sul fronte opposto, quello per il quale Siviero passa alla storia.

In tempo di guerra, a Firenze, egli infatti organizza e dirige un nucleo clandestino che in collaborazione con gli alleati e i partigiani svolge una rischiosa attività spionistica, grazie alla quale, subito dopo la liberazione, buona parte del patrimonio esportato ha fatto ritorno in Italia. Un'enorme quantità di opere d'arte e oggetti vari di alto valore storico - oltre che archivi, biblioteche, preziosi documenti - giacevano ancora, dopo la guerra, nei nascondigli o nelle raccolte private del Reich. Per quasi trent'anni il detective, poi divenuto funzionario dello Stato italiano con un incarico speciale, ha perseverato con successo nella sua ricerca.

Il risultato del suo lavoro è un dato di fatto. Senza la sua azione investigativa ostinata e spregiudicata oggi l'Italia sarebbe priva di un pezzo rilevante di storia identitaria. Il nostro monument man ha raccontato ciò che pochissimi altri potevano. Di convogli nazisti in partenza per il Nord, zeppi di quadri e statue sottratti ai musei, sorvegliati in segreto dai suoi uomini. Gli alleati e i partigiani erano messi al corrente dagli informatori addestrati da Sivierosulle rotte dei camion, sulle destinazioni dei treni, sui nascondigli dove i tedeschi ammassavano i capolavori italiani. Conoscere le mete di questi trasporti significherà un domani poterli riportare a casa.

La documentazione che ha raccolto in quegli anni con metodica perizia ha fatto sì, unita a quella raccolta dagli alleati, che della gran parte delle opere trafugate non fossero cancellate le tracce. Negli anni dell'epurazione, poi, all'ex spia fascista è progressivamente negato il credito culturale. Quando riporta in Italia il Discobolo rapito da Hitler o la Danae di Tiziano finita in dono a Göring o ritrova l'Efebo di Selinunte rubato dalla mafia, i risultati del suo lavoro, quanto più sono spettacolari, finiscono per rinvigorire l'immagine dell'uomo ambiguo e sfuggente.

Dallo spoglio dei diari si ricostruisce come, dalla metà degli anni Trenta, la sua rete di conoscenze politiche e diplomatiche consenta al giovane Siviero di proporsi come giornalista all'estero, forse proprio per missioni a scopo propagandistico del regime fascista.

È Galeazzo Ciano, ministro per la Stampa e la Propaganda, che lo appoggia. Non a caso i suoi scritti fanno intravvedere una certa intenzione di controllo sul detto e sul non detto. Potrebbero essere questi i mesi, infatti, in cui Siviero si accosta concretamente all'intelligence militare. Alla metà del '44 ferve l'attività di ricostruzione dei monumenti e di conteggio dei danni inferti al patrimonio culturale. Danni che vanno assai al di là dell'immaginabile. Dalla liberazione e per tutto il '45 l'assetto istituzionale italiano in difesa delle opere d'arte e dei monumenti si profila e si definisce.

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/rodolfo-siviero-spia-fascista-che-cultura-ha-deciso-1291595.html
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